Li arte D o Sole-Renzo Arbore E L orchestra Italiana (1908)
I genitori, Raffaele e Filomena Giannalli, erano i proprietari della trattoria “Piliero”. Era il primogenito di 5 figli. A 6 anni fu mandato in collegio e ivi conseguì la licenza elementare. In seguito aiutò i genitori nella trattoria servendo ai tavoli.
Giunto all’età di 18 anni Giuseppe si innamorò di una ragazza, Vincenzella, sua vicina; lei però non corrispondeva le attenzioni di Giuseppe e lo ignorava. In suo onore compose i versi di una canzone dal titolo “Comme facette mammeta“,che inviò ad un Comitato di festeggiamenti per la Madonna del Carmine. La canzone fu giudicata la migliore e fu musicata dal maestro Montagna. Fu tutto invano, poiché Vincenzella non aprì la finestra della sua stanza per far capire che anche lei tenesse a Giuseppe. La sua delusione fu grandissima quando il fratello Pasquale, anche lui cameriere, gli comunicò che si era fidanzato con Vincenzella e che l’avrebbe sposata.
In segreto Giuseppe abbandonò il suo lavoro nella trattoria paterna non sopportando di vivere accanto a Vincenzella come cognato, e si impiegò come cameriere in vari locali. Uno di questi fu il “Caffè Turco” che nel 1911, in onore della conquista della Libia, mutò nome in “Caffè Tripoli”. Il Caffè aveva la pedana con l’orchestra.
Un giorno un gruppo di avventori, dopo aver ascoltato la sua canzone, chiamò Capaldo e gli chiese chi ne fosse l’autore. Il gruppo, però, non credette alla sua risposta, giudicando che una canzone del genere non potesse essere stata scritta da un semplice cameriere. A questo punto Giuseppe Capaldo gettò a terra il vassoio, si tolse la giacca bianca e disse: “Basta! Da questo momento non sono più un cameriere“. A nulla valsero le insistenze del proprietario: fu irremovibile. In seguito però, per poter sbarcare il lunario, si impiegò nuovamente come cameriere, questa volta presso il caffè Portoricco in via Guglielmo Sanfelice. La cassiera di questo locale, una certa Brigida, era di carattere assai scontroso ma affascinava molti uomini, tra questi il giovane Giuseppe, che ispirandosi a lei nel 1918 compose la canzone ‘A tazza ‘e cafè, e chiese al Cavalier Vittorio Fassone, compositore dilettante, di scriverne la musica.[1]. Giuseppe Capaldo morì il 26 agosto 1919 a causa di una nefrite, lasciando la moglie Pasqualina Gallina e due figli.
